A rocking idea for broken up girls

LA STRAGE DEL MARITO TRADITO

MILANO - "Ho fatto soltanto il mio dovere". Tranquillo, senza rimorsi: ai carabinieri che lo arrestavano ha ribadito di sentirsi finalmente in pace, d' aver spento la sua "giusta" ira. Il giorno prima aveva sorpreso la moglie con il genero nello stesso letto; quel genero che da appena un mese aveva sposato la sua figlia maggiore. E allora Antonio Carboni ha deciso di lavare nel sangue l' "infamia". Ha ucciso la moglie e ridotto in coma il genero. Dapprima ha ferito gravemente il genero, poi ha raggiunto la moglie ricoverata in ospedale perché s' era rotta una gamba dopo avere tentato la fuga dalla finestra e l' ha freddata. Uscendo ha incontrato casualmente i barellieri che ricoveravano il genero. Freddo e determinato, Antonio Carboni gli ha sparato il "colpo di grazia". L' incredibile dramma della gelosia, o forse della follia, si è consumato ieri a Merate, un paese tra Lecco e Milano. Antonio Carboni, 46 anni, di origine calabrese, arrivato quindici anni fa a Ronco Briantino come sorvegliato speciale, si era rifatto una vita nella zona lavorando come muratore. L' altro ieri mattina, come sempre, era uscito di casa presto, prima delle 7, per andare in cantiere. Ma poco dopo era tornato a casa, improvvisamente, forse perchè aveva dimenticato qualcosa o forse perché sospettava qualcosa. E nella camera da letto ha trovato la moglie, Maria Musicò, 39 anni, una donna molto bella, e il suo amante: Domenico Rossano, 25 anni, sposo novello della figlia Carmela, di 19 anni. I due sono fuggiti buttandosi dalla finestra dell' appartamento al primo piano. Nel salto la donna si è rotta una gamba. Il giovane amante l' ha caricata sulla sua auto e portata all' ospedale. Il Carboni li ha lasciati fuggire. Poi ha cominciato a meditare la sua vendetta. La sera intanto il ragazzo non era tornato a casa. Ieri mattina, allora, il padre si è fatto accompagnare dalla figlia in un cantiere edile di Lomagna, un paese vicino dove Rosano sarebbe dovuto andare a lavorare. Ma il giovane non era ancora arrivato. L' uomo ha fatto scendere la figlia e si è messo a cercarlo per il paese. L' ha rintracciato in una strada vicina al campo sportivo. Domenico era a bordo della sua Seat Ibiza. Antonio Carboni gli si è affiancato con la sua Alfa 33, ha abbassato con calma il finestrino e ha sparato quattro colpi, uno dei quali ha colpito il genero alla testa, senza però ucciderlo. In un lago di sangue, il giovane si è accasciato sul volante. L' omicida ha ingranato la marcia e si è diretto verso il nuovo appuntamento con la sua personale, implacabile "giustizia". E' andato all' ospedale di Merate, reparto traumatologia, dove sapeva essere ricoverata la moglie. Erano le 8 e trenta quando ha detto agli infermieri, con grande gentilezza, di essere il marito di Maria Musicò e di volere farle visita. Arrivato al letto della moglie ha estratto la sua pistola, ancora calda, ha urlato un insulto e le ha sparato in faccia. Nella stanza c' erano altre quattro persone e due infermiere. Carboni in faccia. Nella stanza c' erano altre quattro persone e due infermiere. Carboni ha minacciato: "Lasciatemi scappare altrimenti faccio una strage". Ma il dramma non era ancora compiuto. Durante la fuga l' uomo si è imbattuto nei lettighieri che stavano ricoverando il genero nel reparto di rianimazione. Si è avvicinato alla barella e ha chiesto agli infermieri cosa fosse successo: "Sono il suocero - ha detto preoccupato - come sta?". Ha ripercorso poi i corridoi dell' ospedale a fianco della barella fino al reparto rianimazione. Nel caotico via vai di medici e infermieri che si preparavano all' operazione ha atteso il momento giusto. Ha estratto di nuovo la sua pistola e ha fatto fuoco ancora con due colpi. Uno solo ha colpito il giovane che è ora in stato di coma profondo. All' uscita dell' ospedale Carboni si è lasciato arrestare, senza opporre resistenza, dai carabinieri di Lecco, nel frattempo arrivati, chiamati dai medici dopo la prima sparatoria. "L' uomo si è seduto con calma e ha consegnato la pistola - racconta un infermiere - Era molto tranquillo. E questa mi è sembrata la cosa più incredibile". Le indagini sono adesso nelle mani del sostituto procuratore della Repubblica di Lecco Luigi Bocciolini. Una storia incredibile che, naturalmente, è sulle bocche di tutti a Ronco Briantino, il paese vicino a Merate dove vive la famiglia Carboni. In centro, in via Sant' Antonio, c' è la palazzina di due piani dove al piano terra viveva l' uomo con la moglie e le due figlie più giovani, di 15 e 17 anni; e al primo piano la figlia Carmela col marito. I parenti stanno chiusi in casa con la bocca cucita. Qualcuno si preoccupa di scacciare i giornalisti. E al bar trattoria Impero, pizzeria con forno a legna, proprio all' angolo, tutti commentano sottovoce la giornata. "Una famiglia di bravissime persone", è il commento ufficiale. Tutti parlano delle povere ragazze rimaste sole a casa. E delle tragedia della dolce Carmela, la sposina appena tornata dalla luna di miele, così felice del suo matrimonio. Una ragazza che in un giorno solo si è trovata sommersa dal dramma.

Fonte:Repubblica.it

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