A rocking idea for broken up girls

Si vendica del tradimento e poi chiama la radio

Protagonista una rappresentante di 45 anni di Pescia: a Radio Deejay ha raccontato le minacce alla “rivale"

Prima si è vendicata del tradimento del marito, poi si è sfogata chiamando Radio Deejay e raccontando la sua storia a milioni di ascoltatori. Protagonista - almeno così si è dichiarata durante il programma “Asganaway” condotta dal dj Albertino, Fabio Alisei e compagnia - una donna di 45 anni di Pescia di professione rappresentante. La donna, così si capisce ascoltando l’audio della puntata del 25 aprile, ha inviato un messaggio alla trasmissione. Parole che hanno incuriosito lo staff e così è stata contattata e mandata in onda.

Da tempo mio marito mi dice che deve tornare in ufficio nei giorni di festa, così mi sono insospettita e purtroppo i miei dubbi si sono rivelati fondati». La donna, infatti - così ha raccontato a Deejay - all’annuncio del marito di dover andare in ufficio e ha risposto dicendo che lei sarebbe andata al mare. Invece l’ha seguito e ha scoperto... l’amante. Una giovane bionda. La 45enne ha aspettato che il marito uscisse dall’appartamento della “rivale”, per poi - la scusa di dover consegnare della posta - farsi aprire. E qui è iniziata la resa dei conti: “Lascia stare mio marito: sei bellissima, m a potresti finire in carrozzella”.

"Maria da Pescia" diventa un personaggio. E la trasmissione di Radio Deejay ha costruito un personaggio intorno a Maria da Pescia, con tanto di puntate - all'insegna del divertimento - dedicate a donne in rivolta dopo un tradimento.

 

Fonte:http://iltirreno.gelocal.it

 

ROMA - Se sei stato tradito da tua moglie, e per di più con il cognato, puoi offenderla e svergognarla. Pubblicamente e per lettera anche con i suoi colleghi di lavoro. Tutto lecito, sentenzia la Cassazione, perché giustificato dall'ira: anche se la reazione avviene molto tempo dopo la triste scoperta. Va considerato "l'accecamento dello stato d'ira provocato da atto ingiusto altrui" che non è detto "si esaurisca in un'azione istantanea". L'insolito verdetto è stato pronunciato oggi dalla quinta sezione penale della Suprema Corte. Sentenza numero 8097: farà molto discutere. 

I fatti. Michelangelo F. , 52 anni, salernitano, il 3 agosto 1999 scopre che Maria, sua moglie, lo tradisce con il cognato. Tutto vero, tutto scritto: Michelangelo scopre la relazione clandestina, in ogni minimo dettaglio, leggendo le pagine del diario della moglie. Accecato dall'ira e offeso nell'orgoglio, Michelangelo studia una vendetta tanto raffinata quanto micidiale. Prima minaccia la moglie di spargere ai quattro venti i dettagli del tradimento. Poi comincia a selezionare, "meticolosamente" tra gli oltre 1500 messaggi trascritti nel diario, le frasi d'amore e di sesso più forti e pepate e li spedisce in copia a sedici professori colleghi della moglie all'università di Salerno. Ogni collage è accompagnato da una lettera in cui Michelangelo scrive che sua moglie è "una tr.". 

Un piano ben studiato in ogni minimo dettaglio: il marito tradito, dopo aver comprato sedici buste e relativi francobolli, va a Mercogliano, un paese vicino, per spedire le buste. Un accorgimento per sviare le eventuali indagini. 

 


Un disastro. E uno scandalo. Michelangelo viene rinviato a giudizio e condannato nel gennaio 2005 a otto mesi per diffamazione, ingiuria e minaccia. In più deve risarcire i danni alla moglie. I giudici infatti ritengono che sia passato troppo tempo dalla scoperta della relazione clandestina per cui non è possibile far scattare l'attenuante della non punibilità per aver agito in stato d'ira. In Appello, nel febbraio 2006, va un po' meglio: la pena viene ridotta alla sola diffamazione. 

Oggi la Cassazione ha annullato perchè l'uomo non è punibile. Nel ricorso Michelangelo e i suoi legali hanno sostenuto la tesi che lo stato d'ira, in un contesto del genere, è prolungato e non può essere limitato nel tempo. Non solo: il "maggior danneggiato" è proprio lui perchè fino a prova contraria, l'adulterio della moglie è contrario all'etica sociale. 

Il relatore di piazza Cavour, Maria Stefania Di Tomassi, ha accolto il ricorso sostenendo che i colleghi hanno equivocato tra lo "stato d'ira" e "l'impeto di ira", o di "intenso dolore". Quest'ultimo, infatti, "è ravvisabile in quella condizione psichica complessa che è lo stato d'ira, prodotta da una violenta alterazione dell'emozione e capace persino di durare, a seconda dei fattori che l'hanno scatenata e delle note caratteriali di ciascuno, per un apprezzabile lasso di tempo. Nulla autorizza perciò ad intendere lo stato d'ira solamente uno sfogo momentaneo e simultaneo". 

Insomma, il dolore provocato da un tradimento è così' forte e intenso, scava così profondamente nei nervi e nell'animo della parte offesa, che è riduttivo parlare d'ira e di vendetta. Se sei stato tradito è lecito offendere. Il "diritto" è stato riconosciuto a un uomo. Ma di sicuro la sentenza della Cassazione, che ha valore giurisprudenziale, sarà applicata anche se la vittima del tradimento è stata, è o sarà, una donna. 

Fonte:http://www.repubblica.it
(27 febbraio 2007)

GENOVA - Tradita, ma almeno rimborsata. Deve essersi detta questo una commerciante cinquantenne di Sanremo, che ha deciso di citare per danni l' amante storica del marito. La moglie tradita ha fatto causa alla fedifraga e le ha chiesto un risarcimento di 50 mila euro. Ovvero, la somma che il marito infedele avrebbe speso con la seconda donna durante gli anni della sua relazione. La moglie ingannata tuttavia non ha neppure pensato di lasciare il consorte, con il quale vive da vent' anni. A pagare per il tradimento non deve essere lui, ma la vorace «rovinafamiglie». Spetterà adesso al Tribunale civile di Sanremo decidere sul risarcimento. La moglie si appella agli articoli del codice civile che impongono al coniuge di destinare una congrua parte del reddito al fabbisogno famigliare. Il marito, questa è la tesi della commerciante ingannata, avrebbe speso milioni (di lire) per mantenere l' amante, lasciando sulla moglie il peso del mantenimento della famiglia (la coppia ha un figlio di trent' anni, avuto prima del matrimonio). Mentre lei lavorava in negozio, lui avrebbe fatto la bella vita con l' amante, regalandole gioielli e vestiti firmati. La moglie era tanto presa nel lavoro, da non accorgersi per anni del tradimento. A smascherare il fedifrago infatti non è stato l' intuito femminile, ma l' accortezza della bottegaia. La commerciante, esaminando i conti correnti di famiglia, si è accorta che le uscite erano superiori rispetto alle spese familiari. Se la donna non si era accorta di niente per anni, la bottegaia ha capito tutto al volo. La moglie ha sbandierato gli estratti conto al marito e gli ha detto: «Con chi ti sei speso tutti questi soldi?». L' uomo prima ha provato a negare. Poi, di fronte al furore della commerciante «derubata» (o della moglie tradita, se si preferisce), ha finito per confessare tutto. Ovvero, che la relazione andava avanti da anni. A questo punto, la maggior parte delle donne avrebbero costretto il consorte a fare le valige. Non così la commerciante sanremese. Fatti due conti, ha pensato evidentemente che il divorzio le sarebbe costato troppo e che alla fine con suo marito non stava così male (purché non andasse troppo a donne). La sua ira si è appuntata invece sull' amante, rea, più che di averle rubato l' uomo, di averle prosciugato il conto corrente. Così, ha fatto partire contro di lei la causa per danni. Stefano Secondino

Fonte:Corriere della Sera

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